Terzo Attacco al Belvedere - 12 Dicembre 1944

Più il tempo passava e più il comando alleato si rendeva conto dell’errore madornale commesso quando i partigiani, occupata la cima del Belvedere, lo invitarono a farne una fortificazione come era il precedente accordo. Gli alleati decisero quindi un terzo attacco.
Quel mattino del 12 dicembre  il fronte su tutta la linea era calmo, nel tratto fino alla Querciola vi era una parte della brigata Fulmine e l’Adelchi Corsini, mentre la Morselli era oltre la strada che porta alla Corona, sempre nell’abitato vi erano appostati gli uomini dell’Alpino.
Il comando alleato aveva concentrato sotto la Querciola una quindicina di carri armati, un considerevole numero di fanti brasiliani insieme agli uomini della Matteotti e della Fulmine.
L’ordine era: occupare le fortificazioni del Belvedere ed insediarvi corazzati e militari alleati.
All’alba il gruppo, già pronto, si mosse, con moto lento dei corazzati, per permettere alla truppa che li seguiva di essere sempre a distanza ravvicinata e poter eventualmente intervenire oltre che con le armi individuali automatiche anche con i bazooka, di cui molti erano armati.
Lentamente salivano.
I tedeschi, anche se avevano fortificato la cima del monte, attesero l’attacco alla Corona (piccolo agglomerato di case, forse neanche una frazione), lì si erano fortificati, piazzati molti cannoni anticarro, mascherati alcuni carri armati  e organizzati dei gruppi, divisi gli uni dagli altri con mitragliatrici, armati di panzerfaust (armi anticarro) “ machine- pistole ”(mitragliette individuali). Li aspettavano.
I partigiani schierati alla Querciola avevano l’ordine di mantenere il fronte. Dopo neanche mezz’ora si sentirono i primi scoppi: erano entrati in azione i corazzati e le armi anticarro. Poi le raffiche delle mitragliatrici si confusero con altri scoppi e spari. Distintamente si distingueva il fucile tedesco, che nello scoppio era netto: tà-pum.
La battaglia si protrasse per un  paio d’ore, poi gli spari diminuirono d’intensità, quelli che erano in postazione sentirono un rombo sempre più vicino, si sdraiarono con le armi pronte: passarono sei corazzate alleate che, veloci, continuarono la ritirata, gli altri erano rimasti lassù, immobilizzati dal nemico. Dopo breve tempo si ritirarono i brasiliani e quel gruppo di partigiani che aveva partecipato e che ancora era rimasto efficiente, inseguito dai tedeschi euforici.
Mentre i carri armati alleati continuavano la marcia verso Lizzano, gli inseguitori erano ormai ad una cinquantina di metri dalla prima linea, composta totalmente da partigiani della Fulmine e dell’Adelchi Corsini. Simultaneamente aprirono il fuoco: tutte le armi pesanti ed individuali erano in azione. La truppa avanzante ebbe un colpo d’arresto micidiale, molti restarono sul terreno, gli altri cercarono di ripararsi, nascondendosi o proteggendosi come potevano, sotto un fuoco micidiale.
Ancora una volta l’attacco al Belvedere era fallito; tanti erano i caduti da ambo le parti, purtroppo fra questi anche l’eroico capitano Toni, comandante della brigata bolognese Matteotti.
Il Belvedere resterà al nemico fino a primavera.

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